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Words

SONO UN BEUYSCOUT!

Sono stato contattato da Norman ("Normal") Conquest, Editor & Scoutmaster di LETTER BOMB e fondatore dei beuyscouts d’America, un simpatico gruppo di artisti sovversivi (quale artista non dovrebbe esserlo?) che mi ha voluto assoldare come Scoutmaster in Italy dopo aver citato il mio CONTEMPORARY ART FOR RICH KIDS.
http://beuyscouts.com/2012/03/09/art-for-the-1/

INTERVISTA su Kamishibai e altre storie....

Per l’originale: http://ilviaggioemotivo.blogspot.com/2012/03/lo-tsunami-e-il-camaleonte-in.html Continua...

KOTODAMA

(from wikipedia): Kotodama
Kotodama or kototama (言霊, lit. "word spirit/soul") refers to the Japanese belief that mystical powers dwell in words and names. English translations include "soul of language", "spirit of language", "power of language", "power word", "magic word", and "sacred sound". The notion of kotodama presupposes that sounds can magically affect objects, and that ritual word usages can influence our environment, body, mind, and soul.
This Japanese
compound kotodama combines koto "word; speech" and tama "spirit; soul" (or "soul; spirit; ghost") voiced as dama in rendaku. In contrast, the unvoiced kototama pronunciation especially refers to kototamagaku (言霊学, "study of kotodama"), which was popularized by Onisaburo Deguchi in the Oomoto religion. This field takes the Japanese gojūon phonology as the mystical basis of words and meanings, in rough analogy to Hebrew Kabbalah.
The etymology of
kotodama is uncertain, but one explanation correlating words and events links two Japanese words pronounced koto: this "word; words; speech" and "situation; circumstances; state of affairs; occurrence; event; incident". Note that these two kanji were used interchangeably in the name Kotoshironushi 事代主 or 言代主 , an oracular kami mentioned in the Kojiki and Nihon shoki. Kotodama is related with Japanese words such as kotoage 言挙 "words raised up; invoke the magical power of words", kotomuke 言向 "directed words; cause submission though the power of words", and jumon 呪文 "magic spell; magic words; incantation".
While other cultures have
animistic parallels to kotodama, such as mantra, mana, and logos, some Japanese people believe the "word spirit" is unique to the Japanese language. One of the classical names of Japan is kotodama no sagiwau kuni (言霊の幸う国, "the land where the mysterious workings of language bring bliss"),[4] a phrase that originated in the Man'yōshū.

thinking and tinkering

A livello di novità c'è che il video che Jacopo e io abbiamo fatto (per Flavio Ferri) è finito.

...Comunque non sono stato del tutto inattivo. In questo mese ho avuto bisogno di fare altro. Mi sono fermato e ho studiato un po' di quelle cose che nella fretta di finire i lavori non si riescono mai ad applicare e capire.

Piano piano posterò i miei progressi e per ora vi illustro a grandi linee l'oggetto dei miei studi.
Alcune parole chiave sono:
Tinkering
Arduino
circuit bending
Sensori
Led
microcircuiti
Programmazione
videoinstallazioni
MultiTouch su lcd e proiezioni
Reactables...

In generale si può parlare di phisical computing, interazione di computer e realtà attraverso sensori di qualsiasi tipo come input e eventi generati in reazione a questi (video, movimenti, suoni, ecc.).

Il tinkering, il circuit bending sono gli hacking applicati all'hardware. Nonostante gli inglesismi informatici, E' quello che molti di noi hanno sempre sognato di fare e facevano da piccoli: nel mio caso smontare giocattoli e apparecchi, capire come funzionano e montare qualcos'altro cannibalizzando qua e là: se entrate in quest'ordine di idee, tutto il mondo vi apparirà come un insieme di sensori audio, video, di prossimità, fotocellule, infrarossi ecc... e come per ogni passione vi sentirete padroni del mondo con un cacciavite come scettro.
Passato il delirio di onnipotenza vi troverete la stanza pieta di rottami e di (quasi) infinite possibilità (quindi quasi zero se vi gira male) di combinare le cose.

Serve qualcosa che permetta lo scambio di questi in e out secondo le istruzioni che darete. Un' interfaccia, insomma.
Qui entra in scena Arduino: Se andate su www.arduino.cc vi farete un'idea più precisa.
E' il concetto di Open Source applicato all'hardware. Una scheda con dei circuiti, entrate per gli IN e uscite per gli OUT, più un'entrata usb. Costa poco e c'è da studiare ma con i buoni tutorial che ci sono qualche led alla fine del tunnel lo vedo anch'io.

La parte di programmazione è davvero dura per me e vorrei trovare qualche pazzo che invece possiede questo superpotere. Io ne ho altri.

Poi ci sono le proiezioni e l'interazione con esse: sento infatti il bisogno di fare dei "vj set" se ancora si possono chiamare così con una parte di spettacolarità in più.

Entrano in gioco sempre sensori, reactable, led e infrarossi nonchè fisica dei liquidi e altro... insomma ci si complica la vita.

un buon sito dal quale partire è www.instructables.com.
Avrei migliaia di links da mettere ma credo che per ora sia più divertente crearvi il vostro percorso se vi interessa...

(Nota: forse posterò le foto dei disastri che ho fatto con: computer, cellulari e tastiere... Non avete idea di cosa ci si trova dentro...).
Ora si tratta di dare un senso a questo groviglio che in fondo mi rispecchia.

E questo davvero dovevo farlo: smontarmi tutto. Poi ora provare a connettere i pezzi giusti. Darmi un senso.
E ancora:
Cose semplici tipo trovarmi un lavoro e una casa. Cominciare non dico una Nuova, ma almeno una vita. bazzeccole, insomma. Quindi.

TEORIE DA VJ - VII: DIRE E NON DIRE

Vorrei continuare a parlare di immagini e percezione.
Si può anche decidere ogni tanto di farne a meno, delle immagini, come si può decidere di stare in silenzio (pratica mai troppo frequentata).
Come le pause sono parte integrante nella musica, i silenzi nella recitazione, il vuoto intorno ad un disegno, lo spazio intorno ad una scultura, il nero o un'interruzione nel ritmo di un filmato sono essenziali per il risultato finale.
Ho sempre avuto difficoltà a capire se il mio ritmo interiore corrispondesse a quello che gli altri percepivano. Anche qui: provare e riprovare. L'intuizione si affina con il tempo e un'immagine ci appare al posto giusto perchè non potrebbe stare da un'altra parte.

TEORIE DA VJ - VI: FRATTALI E FRATTAGLIE


È solo un esempio per non sottovalutare le potenzialità che ci vengono offerte. Sta a noi scegliere se fare pura e semplice "decorazione" o tentare di raccontare qualcosa in più: esistono decorazioni raffinatissime che creano un ambiente visivo e sonoro unico. Non credo che tutti pretendano per forza di "lasciare qualcosa" del proprio lavoro, a fine spettacolo. Sono scelte più o meno consapevoli.
I salva-schermo, i frattali, gli effetti visivi "alla ITunes" per intenderci, sono ipnotici e in quanto tali "catturano l'attenzione" ma direi che usare solo questi significa relegare il VJ al ruolo di tecnico delle luci da festina, come ho già scritto.
Negli anni '60, gli esperimenti di film underground psichedelici facevano cose simili e penso che lascino il tempo che trovano.
Anche in questo caso (ma è sempre una mia opinione): se il contesto del quale si parla è un rave, dove tutto, dalla musica alle luci alle sostanze devono concorrere a mandare in "trance" il pubblico (o a rincoglionirlo, secondo i punti di vista) ci stanno pure i frattali. Buon viaggio.

TEORIE DA VJ - V: FARE IMMAGINI

Il fatto è che amo le storie.
Come spettatore, spesso mi mancano, coperte da effetti speciali.
Non sto dando un giudizio moralistico. Per quanto mi riguarda sono uno dei tanti malati di zapping che potrebbe starsene ad osservare 5 schermi contemporaneamente. Soffro da una dipendenza da telefilm americani e da film in generale.
Il fatto è che le amo davvero.
Non sempre ci riesco a raccontarle ma mi capita di usare i mezzi più diversi per farlo. Perchè amo pure gli effetti speciali.

La difficoltà di farlo "dal vivo" e con i mezzi del VJ sta nei motivi che ho scritto prima.
Se dovessi fare un paragone con la letteratura, direi che un romanzo sta a un film come una parola sta ad un'immagine statica.
In mezzo, sia nella letteratura che nell'arte visiva, vi sono moltissime forme di espressione diversi come racconti e poesie brevi, filastrocche, ossìmori, haiku, metafore da una parte e spot, cortometraggi, gif animate, slideshows, videoinstallazioni, ecc.

Dai futuristi in poi vi sono state ibridazioni come le "poesie visive" dove la grafica e il lettering disegnavano partiture letterarie. Il VJing, senza aver per forza pretese culturali particolari, si può inserire in qualche modo in questa scia.

C'è ritmo, velocità, brevità delle clip e montaggio rapido: tutti elementi che possono concorrere a creare un "mood", delle impressioni più o meno emozionanti, dei corto-circuiti che si avvicinano allo spiazzamento che si può provare leggendo gli haiku.
C'è sempre una colonna sonora che comunque darà l'inizio e la fine di un discorso, quindi nulla vieta di strutturare il proprio progetto come una serie di "capitoli" di un discorso più ampio.

TEORIE DA VJ - IV: AFFINITÀ E DIVERGENZE...

A differenza del DJ tradizionale, di solito chi si interessa di VJing ha competenze e interessi particolari. Di solito ha conoscenze in campo grafico, informatico, cinematografico, etc. Spesso ha qualche anno (diciamo "un po' di esperienze") in più rispetto a chi comincia a mischiare dischi. È solo che i mezzi si sono resi più disponibili da poco.

Per quanto mi riguarda, credo che aspettassi solo di avere certi mezzi per poter fare i miei esperimenti. Non è questione di fare affidamento solo sulla tecnologia, ma se, per esempio, volessi proiettare in diretta una cosa su un palazzo, fino a qualche anno fa mi sarei dovuto chiamare Greenaway per farlo.
(NOTA: sto parlando di mezzi tecnologici, non di bravura e genialità!).

Chi ama il cinema si deve scontrare con la mancanza di linearità e con il montaggio "in diretta". Di sicuro non può pensare di raccontare qualcosa allo stesso modo e forse non sarebbe neppure giusto pensare di farlo, in situazioni nelle quali le persone dovrebbero ballare e non stare sedute in poltrona a guardare un film.
È un modo difficile e completamente nuovo di raccontare le cose, legato a diversi fattori e la riuscita, parlando di performance dal vivo, è condizionata dalla logistica e dal contesto nel quale sono inserite.

TEORIE DA VJ - III: SCUOLE

Evito di categorizzare e parlare di scuole, un po' per quello che ho scritto sopra, un po' perchè non sono uno di quei giornalisti che scrivono di ogni gruppo che esce "Ecco i nuovi Beatles!". Non escludo di essere piuttosto ignorante e questa è sempre una buona ragione per non azzardare cazzate. Come ho detto, le mie sono impressioni e constatazioni...

Siamo in una fase di boom o di pre-boom del VJing?
Di solito queste fasi sono contraddistinte da masse scoordinate -in questo caso di immagini- che si riversano in pubblico. Forse sono le fasi più confuse ed allo stesso tempo più vitali, con un ribollire di false aspettative, vere scoperte, lampi di genio, solenni sòle e molto altro.
Un tipico augurio cinese è: ti auguro di vivere in tempi interessanti. Credo che questi lo siano, anche se alle volte sono irritanti

La dinamica di questi cicli mi porta a credere che seguirà una fase di assestamento dove, con il concorso del mercato e della tecnologia, avverrà una selezione e una conseguente categorizzazione, con i soliti battibecchi sulla presunta supremazia di una scuola sull'altra, tipo "Mac contro PC".
BTW: io uso Mac da sempre. Li amo e li odio per svariati motivi. Semplicemente credo che questo tipo di discussioni siano oziose e alimentate dalle case produttrici solo per far parlare di sé. Noia allo stato puro.

Direi che questa strada è un continuo work in progress, segnato come si è detto da innovazioni tecnologiche, tendenze musicali e quant'altro, quindi non avrebbe molto senso individuare delle vere e proprie "scuole". Farlo significherebbe dover aggiornare le categorie ogni mese. Lasciamo per ora questo lavoro ai giornalisti di tendenza e alle loro profezie auto-avveranti.

TEORIE DA VJ - II: MISCHIARE LE IMMAGINI (non seguirà dibattito)

Di certo Il VJing è uno dei modi di giocare con le immagini.

Tenendo presente che qui sto facendo solo teoria e che questa può sembrare seriosa o pesante, cerco di non dimenticare che molto spesso le immagini vanno mischiate con leggerezza e nella maggior parte dei VJ set devono accompagnare la musica e far ballare. Di una cosa sono sicuro: dopo i VJ set di solito non seguirà dibattito. Per fortuna.

Penso che il termine VJ sia adatto per il luogo dal quale è nato ma allo stesso tempo rischi di diventare un limite rispetto agli sviluppi che sta avendo.
Non mi preoccuperei troppo di trovare ora una definizione precisa: è una cosa in continua evoluzione e, se da una parte il parallelo tra DJ e VJ (mixare musica / mixare video) diventa poco interessante se si relega la parte visuale a una semplice fonte luminosa (una specie di evoluzione delle luci psichedeliche delle festine alle medie, insomma); dall'altra la video-arte, da N.J.Paik in poi ha avuto diramazioni così diverse che è difficile segnare i confini.
I canali di fruizione sono differenti e non mi sento di non definire Arte quello che passa su uno schermo durante un concerto o in discoteca o di definire per forza Arte quella di certe video-installazioni alla Biennale di Venezia: non credo si debbano confondere categorie tecniche legate ai media utilizzati con stili artistici.

Il VJing, poi, è una commistione di performance dal vivo e lavoro in studio che forse lo fa somigliare di più ad un musicista che esegue una composizione con i suoi strumenti, oppure ad un attore o a un danzatore.
Amo l'aspetto teatrale che mischia una grande preparazione a priori ma poi si gioca tutto dal vivo, nell'interpretazione e alle volte nell'improvvisazione.
Questo aspetto di unicità e effimero pone il VJ al di fuori delle solite categorie dell'arte visiva e, probabilmente per una questione di mercato, lo pone di più nell'ambito dei performer.

Le collaborazioni tra DJ nelle loro forme più ibridate, che si avvicinano ormai a veri e propri musicisti e VJ che sono anche registi o grafici offrono risultati a volte sorprendenti.
Tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse una concomitanza di diversi fattori, in particolare:
-grande richiesta di nuovi eventi spettacolari per l'intrattenimento.
-grande disponibilità di tecnologia a prezzi abbordabili (sicuramente più accessibili di pochi anni fa).
Quest'ultimo punto, soprattutto, ha reso disponibili computer portatili, telecamere e videoproiettori ad una "massa creativa" che fino a poco tempo fa poteva solo sognarseli.

TEORIE DA VJ - I: FARE IMMAGINI

Quelle che seguono sono idee, appunti e spunti che in parte ho utilizzato durante mie lezioni o articoli e in altri blog, in parte le ho pensate per l'occasione. Credo sia del bagaglio che conviene rimettere un po' in ordine per ripartire. Sono una base di partenza (la mia base) per possibili discussioni (che mi auguro sempre di avere) sulle immagini in generale e sul loro uso in particolare (VJing compreso, of course).
Sono riflessioni/impressioni con tutti i limiti del caso e sono, la maggior parte delle volte, nate dopo errori che ho fatto e che continuerò a fare. Possiamo solo scintille a chi ha la combustione facile.


Il primo pezzo è:
FARE IMMAGINI


Cominciamo con delle banalità e qualche domanda:
-Siamo diventati esseri principalmente visivi.
-Le immagini ingannano.
-Siamo sopraffatti da immagini in tutti i formati.
Perché allora aggiungere immagini ad altre immagini?
È davvero necessario contribuire all'inflazione visiva?
Dal momento che abbiamo deciso di lavorare con esse, direi che: sì, forse andremo ad aggiungere acqua ad un bicchiere già troppo pieno e torbido.
Possiamo preoccuparci di dire qualcosa attraverso le nostre immagini, oppure renderle così cristalline da riempire e ripulire il bicchiere.
Aspirare a questo mi sembra giusto.
Tentare. Non per forza riuscirci. Ritentare. Sperimentare.
Sicuramente giocare.