TEORIE DA VJ - V: FARE IMMAGINI
Il fatto è
che amo le storie.
Come spettatore, spesso mi mancano,
coperte da effetti speciali.
Non sto dando un giudizio moralistico.
Per quanto mi riguarda sono uno dei tanti
malati di zapping che potrebbe starsene
ad osservare 5 schermi
contemporaneamente. Soffro da una
dipendenza da telefilm americani e da
film in generale.
Il fatto è che le amo davvero.
Non sempre ci riesco a raccontarle ma mi
capita di usare i mezzi più diversi per
farlo. Perchè amo pure gli effetti
speciali.
La difficoltà di farlo "dal vivo" e con i
mezzi del VJ sta nei motivi che ho
scritto prima.
Se dovessi fare un paragone con la
letteratura, direi che un romanzo sta a
un film come una parola sta ad
un'immagine statica.
In mezzo, sia nella letteratura che
nell'arte visiva, vi sono moltissime
forme di espressione diversi come
racconti e poesie brevi, filastrocche,
ossìmori, haiku, metafore da una parte e
spot, cortometraggi, gif animate,
slideshows, videoinstallazioni, ecc.
Dai futuristi in poi vi sono state
ibridazioni come le "poesie visive" dove
la grafica e il lettering disegnavano
partiture letterarie. Il VJing, senza
aver per forza pretese culturali
particolari, si può inserire in qualche
modo in questa scia.
C'è ritmo, velocità, brevità delle clip e
montaggio rapido: tutti elementi che
possono concorrere a creare un "mood",
delle impressioni più o meno emozionanti,
dei corto-circuiti che si avvicinano allo
spiazzamento che si può provare leggendo
gli haiku.
C'è sempre una colonna sonora che
comunque darà l'inizio e la fine di un
discorso, quindi nulla vieta di
strutturare il proprio progetto come una
serie di "capitoli" di un discorso più
ampio.